Dei 250 o 300 vescovi, quasi tutti orientali, presenti al concilio, una piccola parte, diciamo cosi, all’estrema sinistra, sosteneva le idee di Luciano e di Ario; il loro capo era Eusebio di Nicomedia. Al centro, esisteva un largo partito medio e conciliante di tendenze origeniste, guidato dallo storico
Eusebio di Cesarea. A destra era la corrente che doveva essere poi quella della ortodossia, la quale rifuggiva dalle speculazioni teologiche, sentiva, sul piano dell'adorazione, Cristo come perfettamente divino, ma ripudiava il sabellianismo, e rinunziava a spiegare i rapporti del Figlio col Padre, considerandoli come un mistero (Alessandro di Alessandria, Marcello di Ancira, Osio di Cordova).
Costantino non aveva alcun interesse a condannare un partito qualsiasi. Egli cercava la pace e la concordia, ed una formula abbastanza elastica per ristabilirla. Eusebio di Cesarea propose quella in uso nella sua chiesa. Essa non destò opposizioni, ma apparve insufficiente ad escludere le espressioni più osate di Ario, a cui era contraria la maggioranza del concilio. Su proposta, a quanto pare, di Osio di Cordova si introdusse la dichiarazione che il Figlio è “consustanziale” (omoousios) col Padre. Costantino, forse senza intenderla, l’accetto e l'impose al concilio. La formula andava certo al di là di quello che pensava la maggioranza origenista del concilio.
Il decreto di Nicea fu imposto con la forza. Ario, Eusebio di Nicodemi furono esiliati. Ma la maggioranza dei vescovi orientali, che manteneva, nella linea di Origene, una certa subordinazione del Figlio al Padre, formò un fronte comune con gli ariani sconfitti e riuscì a tirare dalla sua anche Costantino. Gli esiliati furono richiamati. Ario morì prima di rioccupare il suo posto (336). E furono i capi della ortodossia nicena a prendere la via dell’esilio: Atanasio, Marcello d'Ancira. Costantino morì nel 337. Egli era stato battezzato poco prima di morire da Eusebio di Nicomedia, tornato in favore. La politica filoariana di Costantino fu portata avanti da Costanzo.
II favore statale per la tendenza ariana e filoariana, o semiariana (origenista), non era motivata unicamente da preferenze personali o da intrighi di corte. Le due tendenze, ortodossa e filoariana, non differivano soltanto sopra una dottrina specifica: o meglio, quella dottrina era cosi centrale, che il dissenso implicava tutto un orientamento diverso. I vescovi orientali, con la grande apertura di spirito ereditata da Origene, avevano una tendenza alla sintesi culturale, che da una parte li induceva a tradurre la fede cristiana in filosofia, dall'altra li rendeva inclini al compromesso, non soltanto sul piano della cultura, ma anche su quello dei costumi e della politica.
Essi formavano il partito più duttile, più pieghevole alle esigenze di una chiesa di stato; mentre gli ortodossi, appunto nella loro proclamazione intransigente della assoluta divinità di Cristo, innalzavano la fede cristiana al di sopra di ogni sintesi culturale, al di sopra di ogni filosofia ed ergevano la Chiesa di fronte allo Stato in una fiera indipendenza. Duri, intransigenti, pronti all’esilio, come il loro maggiore rappresentante Atanasio, non formavano un partito di governo: erano per natura il partito di opposizione, o addirittura della rivoluzione che continua.
Concilio di Costantinopoli
Frattanto si continuava a cercare un compromesso. Negli ambienti origenisti fu escogitata una formula, che si distingueva soltanto per un iota da quella di Nicea. Il Figlio, si disse, non è identico nella sostanza (omoousios) al Padre, ma soltanto simile (omoiousios, da omoios, simile); mentre la pattuglia estremista ariana si spingeva a negazioni più radicali: il Figlio non e identico (omos) nè simile (omoios), ma dissimile (anormois) dal Padre, il partito di centro, stanco dei suoi alleati di sinistra, si orientava sempre più verso un intesa con gli ortodossi. Questa fu compiuta, dopo la parentesi del breve e sfortunato tentativo di restaurazione pagana compiuto da Giuliano l'Apostata (351-363), ultima reviviscenza del sincretismo religioso, con la sua teologia neoplatonica, il suo simbolismo, e una buona dose di imitazione del cristianesimo. Da parte origenista si accetto la formula omoousios; da quella ortodossa si acconsenti ad intenderla tacitamente nel senso di omoiousios.
La nuova ortodossia, che univa ad una accettazione sostanziale della fede nicena l'esigenza della cultura e una venerazione non priva di discernimento critico per Origene, è rappresentata soprattutto dai tre grandi Cappadocesi, Basilio di Cesarea, Gregorio Nazianzeno e Gregorio Nisseno.
L'avvento di Teodosio consacrò la vittoria anche politica della nuova ortodossia, e il Concilio di Costantinopoli (381) la sanzionò definitivamente, completando il Simbolo di Nicea con una appendice sullo Spirito Santo, e lasciando cadere gli anatemi finali, come a significare che ormai l'episodio ariano apparteneva al passato.