le crociate
Nel culmine del medioevo la cristianità occidentale tenterà con poderose crociate (dall'anno 1096) di togliere all'Islam la Terra santa e le altre conquiste del Mediterraneo orietale.
Ma, malgrado incalcolabili sacrifici, il tentativo non avrà successo duraturo.
La prima ondata conquistatrice dell'Islam privò la Chiesa delle sue regioni d'origine (Gerusalemme, Antiochia, 638) e di più intensa ed antica diffusione (Egitto e Siria); la seconda travolse l'Africa romana (697) e venne a infrangersi sotto le mura di Costantinopoli (672-78). II cristianesimo, salvo episodi locali, non fu soppresso con la violenza, e sopravvisse qualche tempo alla conquista islamica. Ma la chiesa d'oriente era profondamente lacerata dalle lotte dogmatiche e divisa in chiese rivali, che si odiavano a vicenda; le chiese monofisite approfittarono della conquista islamica per separarsi maggiormente dai patriarcati ortodossi, e se resistettero in complesso meglio di questi, si isolarono anche sempre più dalla restante cristianita. Nell'Africa latina il cristianesimo, che aveva dato alla chiesa d'occidente i suoi migliori scrittori, si identificava soprattutto con il sottile ceto romano o romanizzato. L'elemento punico, per odio contro gli antichi dominatori romani, fece causa comune con i conquistatori, e passo con facilità alla nuova religione.
Così fu consumata, senza grandi violenze e senza eroismo di martiri, la più grave catastrofe che abbia colpito la cristianita.
Come a risarcimento delle perdite nella zona del Mediterraneo, il cristianesimo conquistò dopo l'ottavo secolo nell' Europa media e settentrionale a nord dagli antichi confini romani, un vasto nuovo territorio. Esso conquistò per primo i germani. La chiesa anglosassone, rapidamente fiorita, si diede il compito di guadagnare all'evangelo le stirpi ad essa affini del continente. Tra i preti anglosassoni che operavano in Germania il più celebre fu Winfrido, detto Bonifazio. Non e esatto chiamarlo, «l'apostolo dei tedeschi». Quando egli venne in Germania, il cristianesimo era già diffuso nella zona del medio Reno tra gli alemanni e i bavaresi; esso era lentamente entrato in queste zone dell'ovest, dopo la conversione di Clodoveo; anche monaci vaganti irlandesi-scozzesi, come Colombano, avevano esercitato colà la loro attività missionaria; anzi, sin dal tempo dei romani esistevano qua e là comunità cristiane sopravvissute alle tempeste delle migrazioni dei popoli, per esempio in Augusta e in Coira. Bonifacio ha lavorato come vero e proprio «apostolo dei pagani» soltanto in Frisia, nell'Assia e in Turingia. Il suo maggior valore per la storia della chiesa consiste nella sua attività come organizzatore ecclesiastico: d'intesa con i maggiordomi carolingi Pipino e Carlomanno, egli stabili una ordinata situazione ecclesiastica anche nella riva sinistra del Reno, appartenente al Regno dei Franchi, laddove la chiesa, alla fine dell'epoca merovingia, era in piena decadenza. Il fatto che egli, come legato del papa, abbia rinforzato l'influenza di Roma sulla Chiesa tedesca da lui diretta, non può essergli rimproverato da chi pensi storicamente.
L'opera di Bonifacio fu proseguita e compiuta da Carlomagno con mezzi incomparabilmente maggiori. Lo stato e la chiesa, la sottomissione politica dei popoli e la erezione della podestà della croce andavano di conserva. Così il missionarismo cristiano prese un grande sviluppo. Cosi furono guadagnati alla chiesa i frisoni presso i quali Bonifacio aveva subito il martirio (754), i wendi del Meno e del Regnitz, i wendi delle Alpi occidentali, gli àvari e soprattutto, dopo terribili lotte, i sassoni, l'ultima razza tedesca ancora pagana: questi però furono piegati solo dopo che Carlomagno trapiantò migliaia di essi a viva forza in altre parti del Regno dei Franchi e mandò dei franchi a colonizzare le zone della Sassonia. Spezzato il duro ostacolo, il cristianesimo prese subito radice.
Sotto Lodovico il Pio si comincio la conversione dei germani del nord in Scandinavia. Ma mentre sotto Carlomagno la missione religiosa era sempre preceduta dalla conquista politica, Ludovico tentò di missionare senza conquistare; preci il lavoro pieno di abnegazione di Anscaro, il primo arcivescovo di Brema-Amburgo, non ebbe successo: e l'appellativo di «apostolo del nord», che gli a stato dato, manca di qualunque giustificazione storica.
Solo nel decimo secolo, sotto i primi dominatori della casa sassone, la missione prese di nuovo sviluppo. Già Ottone il grande, aveva fondato in terra slava, all'ovest dell'Elba e della Saale, una quantità di vescovati e in Magdeburgo un arcivescovato, saldi punti d'appoggio dai quali il cristianesimo e la signoria tedesca avrebbero dovuto estendersi fra gli slavi: però sotto i suoi successori questa faticosa opera fu totalmente distrutta dalla grande rivolta slava dell'anno 983. Mentre con la conversione dei cechi (intorno al 950), degli ùngari, dei polacchi, degli scandinavi (intorno al 1000) sorgeva, all'est e al nord, una corona, di chiese cristiane, presso gli slavi dell'Elba, invece, il paganesimo durò ancora più di un secolo. In terra slava il cristianesimo prese soltanto radice nel dodicesimo secolo, in parte con le guerre di Enrico il Leone e di Alberto l'Orso, in parte col pacifico lavoro missionario della chiesa, specialmente dei premonstratensi e dei cistercensi. Anche le stirpi di Pomerania sono state convertite in modo pacifico dalla missione cristiana.
Bisognava ancora conquistare il nordest. Dopo l'ultimo decennio del dodicesimo secolo, commercianti tedeschi, Cavalieri e monaci, annetterono alla chiesa cattolica e alla cultura tedesca i paesi Baltici, la Livlandia, l'Estonia e la Curlandia; nel tredicesimo secolo l'ordine dei cavalieri tedeschi, con sanguinose tenaci lotte, abbatte i pagani prussiani. In ultimo entrarono nelle famiglie dei popoli cristiani dell'occidente, nell'anno 1386, i Lituani. Mentre entrarono a far parte della chiesa latina, oltre i germani, anche gli slavi dell'ovest, gli slavi dell'est e del sud invece entrarono a far parte della chiesa greca. Nella seconda meta del nono secolo, all'epoca del tramonto del regno carolingio, i bizantini si spinsero arditamente verso l'ovest mandando i due «apostoli degli slavi» Metodio e Costantino (Cirillo) per cercare di sottomettere alla chiesa gli slavi della grande Moravia. Questo tentativo falli, i loro ambasciatori poterono rimanere in così lontani luoghi solo col sottomettersi a Roma e il tramonto del regno della grande Moravia segnava dopo l'anno 900 la fine di quest’opera missionaria.
Ciò che rimase dell'opera dei due «apostoli degli slavi» fu la fondazione della chiesa slava. Cosi Roma vinse tra gli slavi occidentali. Invece i bulgari, gli slavi della penisola balcanica e soprattutto i russi (dopo l'anno 987), ricevettero da Costantinopoli il cristianesimo e la civiltà.
Tra i monaci irlandesi che propagarono il cristianesimo nella Germania occidentale e nella Svizzera, il più noto è Colomba il giovane, meglio conosciuto col nome di Colombano (m. 615), fondatore anche del famoso convento di Bobbio in Italia e il suo discepolo Gallo, che fondò quello di S. Gallo, nella Svizzera.
Bonifazio
L'opera di Bonifazio (Winfrido, n. 674 nel Wessex, m. 754, assassinato dai Frisoni pagani) è ampia e complessa. Dopo i primi successi come missionario, egli ottenne, in tre successivi viaggi a Roma, una delega apostolica per la Turingia, poi il grado episcopale, che ebbe per corrispettivo da parte sua un giuramento di fedeltà alla sede romana, infine Ia dignità arciepiscopale, in virtù della quale poté agire con grande libertà, creando nuove sedi episcopali vincolate, nella sua persona, direttamente al papato romano. La sua opera di organizzatore si svolge su due fronti: da una parte, egli cerca di collegare e disciplinare i «vescovi vaganti» della missione irlandese; dall'altra di salvaguardare, contro il conferimento di beni ecclesiastici a personalità politiche praticato da Carlo Martello, l'indipendenza del patrimonio della chiesa e di un ordinamento sinodale. Bonifacio risiede, negli ultimi anni della sua vita, nell'episcopato di Magonza, e da particolari cure al monastero di Fulda, che divenne il centro della vita monastica in Germania. Una, breve ripresa di attività missionaria ebbe come epilogo la sua tragica morte, presso Boccum.
Ansgaro (801-865), del monastero di Corbie, seguì nello Schleswig il re danese Harald, battezzato a Magonza, ne fu cacciato con lui, fu investito da Ludovico il Pio dell'arcivescovado di Amburgo, con un ambizioso piano di evangelizzazione della Scandinavia. Ma Amburgo fu distrutta dai Danesi, la missione fu dispersa, la sede episcopale di Amburgo unita a quella di Brema, e da quella nuova sede furono intrapresi sempre nuovi tentativi di missione nella Scandinavia, che furono distrutti dopo la morte di Ansgaro da invasori normanni, wendi, ungari.
La fondazione definitiva del cristianesimo in Danimarca risale a Canuto il Grande (1014-1035), e nella Svezia al re Olaf, battezzato dopo il 1000. Una singolare figura di grande vescovo nordico Adalberto di Brema (arciv. 1043-72), che concepì il piano di fare della sede di Amburgo-Brema un patriarcato nordico. Sebbene Roma fosse avversa a questi piani, quella sede esercitò un potere quasi monarchico sulla chiesa del Mare del Nord per circa un mezzo secolo.
Il cristianesimo penetra in Russia nella prima metà del secolo X. Un progresso decisivo fu compiuto in seguito al matrimonio di Wladimiro il Grande con una principessa bizantina cristiana, e al suo battesimo nel 987. La chiesa russa si costituì nella dipendenza da Bisanzio, ma si sviluppò con caratteri nazionali, con una liturgia in lingua slava e un patriarcato autonomo a Kiev.
Con la conversione dei germani e più tardi degli slavi, la chiesa dell'occidente si trovo di fronte al suo maggior compito storico mondiale: essa, come potenza culturale dirigente, come rappresentante dell'alta cultura e della tecnica ereditata dalla civiltà antica, aveva la missione di educare i popoli più giovani a una cultura, a una morale, a una religione più elevata. Mentre nella antichità cristiana era stata impossibile alle idee cristiane una vera e propria penetrazione nella civiltà antica, nel medioevo invece l'intera vita culturale rimase per secoli in dipendenza della chiesa. Ma nel dodicesimo-tredicesimo secolo, cioè nello stesso periodo in cui la chiesa raggiungeva il massimo della sua influenza politica, si cominciarono a vedere i primi segni di una dissoluzione della cultura universale ecclesiastica; i singoli rami della cultura cominciarono lentamente a sottrarsi alla sovrana influenza della chiesa.