Il papato ebbe uno sviluppo graduale.
Apparve per la prima volta come potenza mondiale nel VI sec. D.C.
Raggiunse il massimo potere nel XIII secolo.
Declinò gradualmente dal sec. XIII ai giorni nostri.
Missione originale della Chiesa
La Chiesa non venne fondata come istituzione autoritaria per imporre al mondo il nome e l'insegnamento di Cristo, ma come istituzione per recare testimonianza di Cristo e presentarlo al popolo. Cristo stesso, non la Chiesa a la potenza trasformatrice nella vita umana, ma la Chiesa venne fondata sotto l'Impero Romano e sviluppò gradualmente una forma di governo simile al mondo politico nel quale esisteva, divenendo una vasta organizzazione autocratica, governata dall'alto.
Forma originale di governo della Chiesa
Sul finire dell’età apostolica, le chiese erano indipendenti l’una dall'altra, ciascuna guidata da un consiglio di pastori. Il capo principale venne poi chiamato vescovo, gli altri presbiteri. Gradualmente la giurisdizione di un vescovo giunse ad estendersi sulle città vicine minori.
II primo papa
La parola «papa» significa padre. Da principio essa veniva applicata a tutti i vescovi occidentali. Verso il 500 A.D. comincia ad essere limitata al vescovo di Roma e presto nell'uso comune acquistò il significato di vescovo universale. La lista cattolica dei papi comprende i vescovi di Roma dal I sec. in poi, ma i vescovi di Roma non furono papi per ben 500 anni. L'idea che il vescovo di Roma dovesse avere autorità sopra tutta la Chiesa si sviluppò gradualmente e fu aspramente combattuta a ogni passo e non e mai stata universalmente accettata.
Pietro
La tradizione cattolica secondo cui Pietro fu il primo papa e pura e semplice invenzione. Nel N. P. non viene fatto alcun accenno e non viene fornita alcuna prova qualsivoglia, che Pietro sia mai stato vescovo di Roma. Né tanto meno egli pretese per se l'autorità che i papi si sono attribuita. Sembra che Pietro avesse un divino presentimento che i suoi «successori» si sarebbero comportati «signoreggiando il gregge del Signore, anziché esserne l'esempio» (1Pi. 5:3).
Primi vescovi di Roma
Lino (67-79 A. D.?) - Cleto (79-91 A. D.?).
Clemente (91-100 A. D.) scrisse una lettera alla chiesa di Corinto in nome della chiesa di Roma, non a nome suo, nella quale non vie alcun accenno di autorità papale quale venne poi assunta dai papi.
Evaristo (100-109 A. D.); Alessandro I (109-119); Sisto I (119-128); Teleforo (128-139); Igino (139-142); Pio I (142-154).
Inizio della politica dominatrice di Roma
Aniceto, vescovo di Roma (154-168), tentò di influenzare Policarpo, vescovo di Smirne, a cambiare la data dell’osservanza della Pasqua, ma Policarpo ricuso. Sotero (168-176); Eleuterio (177-190).
Vittore I (190-202) minaccio di scomunicare le chiese orientali perché celebravano la Pasqua il 14 di Nisan (1). Policrate, vescovo di Efeso, replica di non temere le minacce di Vittore ed asserì l'indipendenza della propria autorità. Ireneo di Lione, benché vescovo occidentale e appoggiante il punto di vista occidentale sull'osservanza della Pasqua, cioè il giorno particolare della settimana piuttosto che il mese, rimproverò Vittore per aver cercato di imporsi alle chiese orientali.
(1) Mese del calendario adottato dai Giudei dopo l'esilio e corrispondente al periodo marzo-aprile.
Crescente influenza di Roma
Zefirino (202-218). Callisto I (218-223) fu il prima a basare la sua asserzione su Mt. 16:18. Tertulliano lo definì «usurpatore» quando parlava come vescovo dei vescovi.
Urbano I (223-230); Ponziano (230-235); Antero (235-236).
Fabiano (236-250); Cornelio (251-252); Lucio I (252-253).
Stefano I (253-257) si oppose a certe pratiche battesimali in uso presso la Chiesa dell'Africa Settentrionale. Cipriano, vescovo di Cartagine, rispose che ciascun vescovo era supremo nella propria diocesi e rifiutò di cedere a Stefano. Nondimeno si accrebbe sempre più l’idea che Roma, la capitale, dovesse essere a capo della Chiesa, proprio come era a capo dell'Impero.
Sisto II (257-258); Dionisio (259-269); Felice I (269-274).
Eutichiano (275-283); Caio (283-296); Marcellino (296-304).
Marcello (308-309); Eusebio (309-310); Milziade (311-314).
Unione tra Chiesa e Stato
Silvestro I (314-335) era vescovo di Roma quando, sotto Costantino, il cristianesimo fu reso virtualmente religione di stato dell'Impero Romano. La Chiesa divenne immediatamente una istituzione di vasta importanza nella politica mondiale. Costantino si considerava capo della Chiesa. Convocò e presiedette il Concilio di Nicea, il primo concilio mondiale della Chiesa. Questo concilio accordò ai vescovi di Alessandria e Antiochia piena giurisdizione sulle loro province, come il vescovo di Roma la deteneva sulla sua, senza alcun accenno al loro stato di sottomissione a Roma.
Marco (336-337). Giulio I (337-352). II Concilio di Sardica (343) composto di rappresentanti delle sole chiese d'occidente, quindi non ecumenico, fu il primo concilio che riconobbe l’autorità del vescovo di Roma.
I cinque patriarchi
Entro la fine del sec. IV le chiese ed i vescovi della cristianità erano in gran parte dominati da cinque grandi centri: Roma, Costantinopoli, Antiochia, Gerusalemme e Alessandria, i cui vescovi venivano chiamati patriarchi, aventi uguale autorità tra di essi, con pieno controllo delle proprie province. Dopo la divisione dell'impero (395 A.D.), in Oriente e Occidente, i patriarchi di Antiochia, Gerusalemme e Alessandria pervennero ad un graduale riconoscimento della funzione di guida da parte di Costantinopoli. Da quel momento iniziò quindi tra Roma e Costantinopoli la lotta per la guida della cristianità.
Liberio (352-366); Damaso (366-384).
Divisione dell'Impero Romano
Siricio (385-398), vescovo di Roma, nella sua brama di potere temporale, pretese giurisdizione universale sulla Chiesa, ma sfortunatamente per lui, ai suoi giorni l’impero si divise in due parti (395), Oriente ed Occidente, cosa che rese ancor più difficile per il vescovo di Roma far riconoscere dall'oriente la propria autorità.
Anastasio (398-402).
La “Città di Dio” di Agostino
Innocenzo I (402-417) si faceva chiamare «Capo della Chiesa di Dio» e si attribuì il diritto di definire le più importanti questioni controverse nell'intera Chiesa.
Zosimo (417-418); Bonifazio (418-422); Celestino I (422-432).
Sisto III (432-440). L'Impero d'Occidente si andava ora rapidamente sgretolando. Tra le tempeste delle immigrazioni barbariche e nella ansietà e le difficoltà di quei tempi, Agostino scrisse la sua opera monumentale, «La Citta di Dio», nella quale dominava la visione di un impero cristiano universale. Questo libro esercito profonda influenza nel formare una opinion favorevole ad una gerarchia universale della Chiesa sotto un solo capo e suscito le pretese di signoria da parte di Roma.
Così la Chiesa andava mutando la sua natura, rifacendosi ad immagine dell'impero Romano.
Riconoscimento imperiale delle pretese papali
Leone I (440-461) viene da alcuni storici chiamato il primo papa. Le sventure dell'impero gliene offrirono l’occasione. L'Oriente era dilaniato dalle controversie, mentre l'Occidente, sotto la guida di imperatori deboli, si disfaceva davanti ai barbari. Leone era l'unico uomo valido del momento. Egli sostenne di essere, per scelta divina, primate di tutti i vescovi, e nel 445 ottenne dall'imperatore Valentiniano III il riconoscimento imperiale alle sue pretese.
Nel 452 egli persuase Attila, re degli Unni, a risparmiare la città di Roma. Più tardi indusse Genserico, re dei Vandali, ad aver merce della città. Tutto questo accrebbe grandemente la sua reputazione. Egli si proclamò signore di tutta la Chiesa, asserì l’esclusività del papato universale, affermando che la resistenza al suo volere era una strada sicura per l'inferno, e proclamò la pena di morte per il peccato di eresia.
Il Concilio di Calcedonia (451), composto di vescovi riuniti da tutte le parti del mondo, nonostante il decreto imperiale e le pretese di Leone, diede al patriarca di Costantinopoli prerogative uguali a quelle del vescovo di Roma.
Ilario (461-468) continuò la linea politica del predecessore.