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Una breve storia della Chiesa dopo Nicea

325 AD, Costantino indice il Concilio di Nicea per stabilire una formulazione di fede che possa unificare la chiesa. Verrà scritto il Credo niceno che attesta "il Padre e il Figlio sono della stessa sostanza.

L'imperatore Costantino, mentre presiedeva questo concilio, era anche il sommo sacerdote della religione pagana del Sole (l'Enciclopedia Britannica)"

Lo stesso Costantino presiedette il concilio, finanziando, guidando attivamente le discussioni e proponendo personalmente la formula cruciale della relazione di Cristo col Padre nel credo imposto nel concilio, cioè che il Figlio sia “della stessa sostanza del Padre'".

La American Accademica Enciclopedia dichiara: "Sebbene questo non fosse il primo tentativo fatto da Costantino di riconciliare le fazioni della cristianità, fu la prima volta che usò la carica imperiale per imporre una soluzione”.                            

Cenni storici della grande confusione che fu la ferita della chiesa di Dio

328 AD — Atanasio diventa vescovo di Alessandria.  Nel 328 il Concilio di Roma stila l’elenco definitivo, con i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento,

328 AD — Costantino richiama Ario dall'Illiria.                                                                      

335 AD — Costantino adesso si schiera con Ario ed esilia Atanasio a Treviri.                                                 

337 AD — Un nuovo imperatore, Costanzo, ordina il ritorno di Atanasio ad Alessandria.   

339 AD — Atanasio fugge da Alessandria prima di essere espulso.                                      

341 AD — Vengono indetti ad Antiochia due concili, durante i quali vengono scritte la prima, la seconda e la terza confessione ariana, iniziando un tentativo di formulare una formale dottrina di fede in opposizione al Credo niceno.                                                           

343 AD — Al concilio di Sardi, i vescovi    orientali chiedono la destituzione di Atanasio.                                                                

346 AD — Atanasio è reintegrato ad Alessandria.

351 AD — Secondo concilio antiniceno a Sirmio.                                                                       

353 AD — Concilio di Aeles contro Atanasio durante l'autunno.                                                 

355 AD — Concilio di Milano in cui si condanna nuovamente Atanasio.                          

356 AD — Atanasio è deposto l'8 febbraio, ed è esiliato per la terza volta.                           

357 AD — Terzo concilio di Sirmio, in cui si condanna la consustanzialità come dottrina non biblica e si adotta la risoluzione che il Padre è maggiore del Suo Figlio subordinato.

Questo è esattamente quanto accadde subito dopo.

359 AD — Concilio di Seleucia in cui si afferma che Cristo sia "uguale al Padre", senza tuttavia specificare come il Figlio sia uguale al Padre.                                                          

361 AD — Concilio di Antiochia in cui si riaffermano le posizioni di Ario.               

380 AD — L'imperatore Teodosio il Grande dichiara la cristianità ufficiale religione di stato dell'impero. Si può pervenire alla conclusione che qualunque soluzione Teodosio avesse favorito, era la soluzione che doveva essere stabilita.

381 AD — Primo concilio di Costantinopoli in cui si riesamina la controversia di Nicea. L'imperatore Teodosio il Grande ristabilisce il Credo niceno come dottrina ufficiale del suo regno, con l'aggiunta di clausole sullo Spirito Santo ed altre dottrine.

La crisi si risolverà soltanto nel 381, con il Concilio di Costantinopoli, convocato dall’imperatore Teodosio, che spiegherà la «coesistenza» dell’unicità di Dio e la distinzione delle tre persone della Trinità in una sola natura.

Il Credo Costantino riprende quello di Nicea, afferma che lo Spirito Santo è «consustanziale» e «coeterno» con il Padre e il Figlio con cui forma la Santissima Trinità e riconosce al vescovo di Costantinopoli il posto d’onore dopo quello di Roma. Proprio come a Nicea, fu l'imperatore a decidere nuovamente l'esito. Gli imperatori decidevano la teologia della chiesa. Da allora in poi la gran differenza fu che non avvenivano più cambiamenti.

Ormai la religione era divenuta di stato. Una volta divenuta tale, non poteva più cambiare il suo credo ogni pochi anni senza compromettere così la sua attendibilità come vera fede.

Il Concilio di Ippona nel 393 conferma quella scelta e infine nel 397 il Concilio di Cartagine vi aggiunge l’Apocalisse di Giovanni apostolo stabilendo che al di fuori di queste «Scritture canoniche nulla deve essere letto nella Chiesa sotto il nome di divine Scritture». Non ci sono, come si vede, colpi di mano. Non ci sono roghi che bruciano antichi testi «pericolosi» per salvare solo quelli «innocui». Il processo è lungo e articolato, dura circa tre secoli, si conclude in modo abbastanza prevedibile visti i criteri che si erano andati affermando.