chi è in linea

Abbiamo 963 ospiti e nessun utente online

I papi dei giorni di Lutero

Giulio II (1503-1513), il più ricco dei cardinali, con vaste rendite che gli provenivano da numerose sedi vescovili e immobili della Chiesa, poté acquistare con danaro il seggio papale. Da cardinale si fece beffe del celibato.

Coinvolto in infinite contese per il possesso di città e principati, mantenne e guidò personalmente vasti eserciti, e venne pertanto chiamato il papa guerriero. Rilasciava indulgenze per danaro, e Lutero che visito Roma ai suoi giorni rimase sbigottito da quanto vide.

Leone X (1513-1521) era papa quando Martin Lutero iniziò la Riforma Protestante. Era stato arcivescovo all’età di 8 anni e cardinale a 13, e prima di raggiungere tale età aveva già ricoperto 27 diverse cariche ecclesiastiche comportanti ampie rendite. Gli era stato insegnato infatti a considerare le cariche ecclesiastiche puramente come fonte di reddito, e effettuò un vero mercanteggiamento per ottenere la poltrona papale. Vendette onori e cariche ecclesiastiche, mentre ne venivano create molte altre nuove. Nominò cardinali dell’età di 7 anni e fu in interminabili trattative con re e principi, giostrando per la conquista del potere temporale. Altamente indifferente del benessere religioso della Chiesa, mantenne la corte più lussuosa e licenziosa d'Europa. I suoi cardinali facevano a gara con principi e re in palazzi splendenti e trattenimenti voluttuosi, serviti da stuoli di servitori. Questo individuo voluttuoso riaffermo i principi della «Unam Sanc-tam» nella quale si dichiara che ogni essere umano deve per la propria salvezza dipendere dal romano pontefice. Emise indulgenze a tariffe stabilite e dichiarò mandato divino bruciare gli eretici.

Adriano VI (1522-1523); Clemente VII (1523-1534); Paolo III (1534-1549) ebbe molti figli illegittimi e fu nemico dichiarato dei protestanti, offrendo un esercito a Carlo V perché li sterminasse.

Entrano in scena i Gesuiti

La risposta di Roma alla secessione luterana fu l'Inquisizione sotto la guida dei Gesuiti, un ordine fondato dallo spagnolo Ignazio di Loyola sul principio dell'assoluta ed incondizionata obbedienza al papa ed avente per obiettivo la riconquista alla Chiesa di Roma dei territori in mano dei protestanti e dei mussulmani e di tutto il mondo pagano. Loro scopo principale era la distruzione dell'eresia, cioè qualsiasi pensiero diverso da quello del papa. Per raggiungere tale obiettivo tutto diveniva giustificabile, inganno, immoralità, vizio e perfino il delitto. Il loro motto era «Per la maggior gloria di Dio». Ecco i loro metodi: Le scuole, nelle quali cercavano di avere i figli di famiglie delle classi dominanti, mirando ad esercitare in tutte le scuole il completo controllo sull'allievo. Il confessionale: usando indulgenza verso ogni tipo di vizio e crimine, specialmente nei confronti di re, principi ed autorità civili, onde guadagnarne i favori. La forza: persuadendo le autorità ad eseguire le sentenze dell'Inquisizione.

In Francia essi furono responsabili del massacro della notte di San Bartolomeo, della persecuzione degli Ugonotti, della revoca dell'Editto di Nantes sulla tolleranza, e della Rivoluzione Francese. Essi guidarono i massacri di grandi moltitudini in Spagna, Olanda, Germania meridionale, Boemia, Austria, Polonia ed altri paesi. Con questi metodi arrestarono la Riforma nell'Europa meridionale, e salvarono virtualmente dalla rovina il papato.

Giulio III (1550-1555); Marcello II (1555); Paolo IV (1555-1559); Pio IV (1559-1565); Pio V (1566-72); Gregorio XIII (1572-85) che celebrò con una messa solenne di ringraziamento la notizia del massacro della notte di San Bartolomeo (ved. pag. 644); Sisto V (1585-1590); Urbano VII (1590); Gregorio XIV (15901591); Innocenzo IX (1591).

Papi dell’era moderna

Clemente VIII (1592-1605); Leone XI (1605); Paolo V (1605-1621); Gregorio XV (1621-1623); Urbano VIII (1623-1644), che con l’aiuto dei Gesuiti cancellò i protestanti in Boemia; Innocenzo X (1644-1655); Alessandro VII (16551667); Clemente IX (1667-1669); Clemente X (1670-1676); Innocenzo XII ,16911700); Clemente XI (1700-1721) che dichiarò che i re governavano solo per sua sanzione ed emano una Bolla contro la lettura della Bibbia. Innocenzo XIII (1721-1724); Benedetto XIII (1724-1730; Clemente XII (1730-1740; Benedetto XIV (1740-1758); Clemente XIII (1758-1769); Clemente XIV (1769-1774) che abolì «per sempre» la Compagnia di Gesuiti; Pio VI (1775-1799); Pio VII (18001820) che emanò la Bolla contro le Società Bibliche e riabilitò i Gesuiti, esempio di un papa infallibile che ripristina definitivamente quello che il suo predecessore aveva abolito per sempre. Tutto ciò ha proprio un sapore poco piacevole.

Leone XII (1821-1929) che condannò ogni libertà religiosa, tolleranza, Società Bibliche e traduzioni della Bibbia, e dichiaro che «chiunque sia separato dalla Chiesa Cattolica Romana, per quanto irreprensibile sotto altri aspetti, non ha parte nella vita eterna».

Pio VIII (1821-1829) che denunziò la libertà di coscienza, le Società Bibliche e la Massoneria; Gregorio XVI (1831-1846), ardente sostenitore dell'infallibilità papale, condannò le Società Bibliche.

Pio IX (1846-1878), che perse gli Stati Pontifici, decreto l’infallibilità del papa, proclamò il diritto di sopprimere la eresia con la forza, condanno la separazione tra Chiesa e Stato ed ordina ai cattolici di obbedire al capo della Chiesa anziché alle autorità civili. Denunziò la libertà di coscienza, di culto, di parola e di stampa, decretò l'Immacolata Concezione di Maria, condannò le Società Bibliche e dichiarò che «il protestantesimo non è affatto una forma della religione cristiana» e che «ogni dogma della Chiesa cattolica romana e stato dettato da Cristo attraverso i Suoi vicari in terra».

L'infallibilità papale

L'idea che il papa fosse infallibile non aveva trovato alcuna espressione nella letteratura cristiana per ben 600 anni. Essa cominciò a sorgere con l'apparire delle «False Decretali» (ved. pag. 631) e si sviluppò con l’aumentato prestigio papale nelle crociate e nei conflitti tra papi ed imperatori.

Molti papi, da Innocenzo III (1198-1214) in poi, ne furono assertori, ma i Concili di Pisa (1409), di Costanza (1414) e Basilea (1431) dichiararono espressamente che i papi sono soggetti ai concili.

Pio IX (1854) di sua sovrana autorità e senza la collaborazione di alcun Concilio, proclamò la dottrina dell'Immacolata Concezione di Maria, come una specie di sondaggio nei riguardi del mondo cattolico romano circa la questione. L'accoglienza ricevuta lo rese baldanzoso, facendogli convocare il Concilio Vaticano del 1870 allo scopo esplicito di farsi dichiarare INFALLIBILE, ed infatti sotto le sue abili manovre si verifico proprio questo. Nel decreto è scritto che «e divinamente rivelato» che quando il papa parla «ex cathedra» viene «rivestito dell’infallibilità per definire in materia di fede e di morale» e che tali definizioni non possono venir mutate.

E così il papa asserisce ora la propria infallibilità perché così venne votato dietro sua richiesta dal Concilio Vaticano. La Chiesa Orientale considerò questa la maggiore bestemmia del papato.

Perdita del potere temporale

Dal 754 A.D. i papi erano stati a capo di un regno chiamato gli «Stati Pontifici», che includeva gran parte dell'Italia ed aveva a capitale Roma. Molti papi si erano maggiormente preoccupati di allargare i confini, la ricchezza ed il potere di questo regno che del bene spirituale della Chiesa. E la corruzione papale era altrettanto palese nel governo temporale come in quello spirituale. II malgoverno papale su Roma divenne parola d'ordine: la venalità dei funzionari, la frequenza dei crimini, le strade malsane, le tasse imposte ai visitatori, la coniazione di monete false e le lotterie.

Pio IX governava Roma con l’aiuto di 10.000 soldati francesi, ma allo scoppio della guerra franco-tedesca del 1870, queste truppe vennero richiamate, ed allora Vittorio Emanuele II, re d'Italia, prese possesso di Roma, annettendo al Regno d'Italia gli Stati Pontifici. Il referendum popolare per il trasferimento di Roma dal papa al governo italiano diede 133.648 voti favorevoli contro 1.507. Quindi il papa non solo perse il proprio regno terreno, ma divenne suddito di un altro re, cosa profondamente umiliante per lui che sosteneva di essere a capo di tutti i re.

II suo potere temporale venne ripristinato in miniatura da Mussolini, nel 1929, e benché la Città del Vaticano comprenda solo una superficie di 100 acri, il papa e di nuovo sovrano del suo piccolo regno.