Evangelizzazione
Cercheremo ora di rispondere secondo la Scrittura alle quattro seguenti domande a proposito della responsabilità evangelistica del cristiano. Cos'è l'evangelizzazione? Cos'è il Messaggio evangelistico? Qual è il movente dell'evangelizzazione? Con quali mezzi e metodi si dovrebbe attuare l'evangelizzazione?
I. Cos'è l'evangelizzazione?
Si potrebbe suppore che i credenti non abbiano bisogno di passare il tempo a discutere il problema. Considerando l'accento che pongono sempre «e a ragione», sulla priorità dell'evangelizzazione, sarebbe naturale presumere che tutti sono perfettamente d'accordo su cosa sia. Tuttavia è vero che molta confusione negli attuali dibattiti in merito, nasce dal disaccordo su questo punto. La radice di questa confusione si può sintetizzare con una frase. È nostra abitudine, diffusa e persistente, definire l'evangelizzazione non in rapporto al Messaggio presentato, ma all'effetto avuto sugli ascoltatori.
Per darvi un esempio, leggete la famosa definizione dell'evangelizzazione che il Comitato degli Arcivescovi dettò nel suo rapporto sull'opera evangelistica della Chiesa nel 1918. «Evangelizzare», dichiarava il Comitato, «vuol dire presentare Gesù Cristo con la potenza dello Spirito Santo in modo tale che gli uomini verranno per opera di Dio a riporre la loro fiducia in Dio, ed accettandolo come Salvatore, ed a servirlo come Re nella comunione della Chiesa».
Ora questa è sotto molti aspetti un'eccellente definizione. Dichiara mirabilmente lo scopo e l'obiettivo dell'impresa evangelistica, e scarta molte idee inadeguate e fuorvianti. Per cominciare, puntualizza che evangelizzare vuol dire annunciare un Messaggio specifico. Secondo questa definizione, insegnare semplicemente le verità generali sull'esistenza di Dio o la legge morale, non è evangelizzare. Evangelizzare vuol dire presentare Cristo Gesù, il divino Figliuolo che si fece uomo, ad un certo momento della storia del mondo, per salvare una razza perduta. Secondo questa definizione, l'evangelizzazione non consiste neppure nel presentare unicamente l'insegnamento e l'esempio del Cristo storico, o anche la verità della Sua opera salvifica; evangelizzare vuol dire presentare Gesù Cristo Stesso, Salvatore vivente e Signore regnante.
Inoltre l'evangelizzazione secondo la definizione di cui sopra, non è soltanto presentare Gesù vivente come aiuto e come amico, senza riferimento alla Sua opera redentrice sulla Croce; l'evangelizzazione significa presentare Gesù come Cristo, il Servo eletto di Dio, il quale adempie i compiti dell'ufficio a Lui affidato come Sacerdote e Re. «Gesù Cristo uomo» (1Ti. 2:5) dev'essere annunciato come «unico mediatore fra Dio e gli uomini»', che «soffri per i peccati... per condurci a Dio» (1Pi. 3:18) Colui per mezzo del quale, e solo per il quale, gli uomini possono venire a mettere la loro fiducia in Dio, secondo quanto egli stesso affermò: «Io son la via, la verità e la vita: niuno viene al padre se non per me» (Gv. 14:6).
Egli dev'essere proclamato come il Salvatore, Colui che «è venuto nel mondo per salvare i peccatori» (1Ti. 1:15), e «ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi» (Ga. 3:13).
«Gesù che ci libera dall'ira a venire» (1Te. 1:10). E dev'essere annunciato come Re: «Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita, per essere il Signore dei morti e dei viventi» (Ro. 14:9). Non vi può essere evangelizzazione se questo Messaggio specifico non è diffuso. Inoltre la suddetta definizione ricorda che evangelizzare significa dichiarare questo Messaggio specifico con un'applicazione specifica. Non è evangelizzazione presentare Gesù Cristo come un soggetto distaccato di studio critico. L'evangelizzazione, sempre in riferimento alla definizione esposta, vuol dire proporre Gesù Cristo e la Sua opera in relazione ai bisogni di uomini e donne perduti, che non hanno Dio come Padre, e sono sotto l'ira di Dio come Giudice. Evangelizzare significa annunciare Gesù Cristo come unica speranza, per questo mondo e per quello futuro. Evangelizzare vuol dire esortare i peccatori ad accettare Gesù Cristo come loro Salvatore, riconoscendo che senza di Lui essi sono perduti nel senso più ampio e estremo. E questo non è tutto. L'evangelizzazione significa anche chiamare gli uomini ad accogliere Cristo Gesù per tutto quello che Egli è — Signore e Salvatore — e perciò servirLo come Re nella Sua Chiesa, la comunità di quelli che Lo adorano, Gli rendono testimonianza, e lavorano per Lui qui in terra. In altre parole, l'evangelizzazione è la proclamazione di un appello a convertirsi, ed a confidare. È la consegna di un invito divino ad accettare il Salvatore; è un ordine divino a cambiare la vita. Se questo non è specificamente applicato non c'è evangelizzazione.
La definizione dei vescovi appena analizzata stabilisce molto bene questi punti vitali. Ma va fuori strada su una questione fondamentale. Mette una proposizione consecutiva dove dovrebbe esserci una proposizione finale. Se iniziasse così: «evangelizzare vuol dire annunciare Gesù Cristo ai peccatori, affinché per la potenza dello Spirito Santo, essi possano venire...» non ci sarebbe nulla da eccepire, ma non dice così. In effetti è molto diverso: «Evangelizzare significa presentare Gesù Cristo nella potenza dello Spirito santo in modo tale che gli uomini verranno...» Questo equivale a definire evangelizzazione in rapporto all'effetto raggiunto nella vita di altri; cioè arriva a dire che l'essenza dell'evangelizzazione è produrre dei convertiti.
Ma, come abbiamo già notato precedentemente, l'evangelizzazione è opera dell'uomo, ma il dono della fede è da Dio. Senz'altro è vero che lo scopo di ogni evangelista è quello di convertire e che la definizione suddetta esprime perfettamente l'ideale che il predicatore desidera ardentemente veder realizzato nel suo servizio. Tuttavia la questione se egli stia evangelizzando o meno non si può risolvere semplicemente valutando se ci sono state conversioni o no. Alcuni Missionari presso i Mussulmani hanno faticato per tutta la vita senza vedere conversioni. Che cosa si deve dedurre da un'esperienza del genere? Che non abbiano evangelizzato? Ci sono stati dei predicatori non evangelici per le cui parole (non sempre intese nel senso voluto), degli individui si sono realmente convertiti; dobbiamo desumere che dopo tutto questi predicatori annunciavano il Messaggio? In entrambi i casi la risposta è decisamente negativa. La «Inversione, frutto della predicazione, dipende esclusivamente dalla volontà dell'Iddio Onnipotente, e non dalla volontà o dalle intenzioni dell'uomo. Questa considerazione non vuol dire che si debba restare indifferenti all'esito della nostra testimonianza a Cristo. Se i frutti non si vedono, dovremmo cercare la faccia di Dio per conoscerne le ragioni. Quest'osservazione significa dunque che non dovremmo giudicare l'evangelizzazione in rapporto ai risultati ottenuti.
Allora come si dovrebbe definire l'evangelizzazione? La risposta che ci dà il Nuovo Patto è molto semplice.
Evangelizzare equivale semplicemente a predicare il Messaggio, la buona novella. È un'opera di comunicazione in cui i cristiani si fanno portavoce del Messaggio divino di misericordia per i peccatori. Chiunque annunci fedelmente questo Messaggio, in qualsiasi circostanza, in una riunione grande o piccola da un pulpito o durante una conversazione privata, sta evangelizzando. Dato che il Messaggio divino raggiunge l'apice nella supplica da parte del Creatore del mondo ribelle affinché si converta ed abbia fede in Lui, la consegna del Messaggio implica l'invito agli ascoltatori alla conversione. Se non cercate, in questo senso, di provocare la conversione, non evangelizzate; e questo l'abbiamo già notato. Ma per sapere se realmente state evangelizzando, non è tanto il chiedersi se ci siano state conversioni dopo la vostra testimonianza. È piuttosto il domandarsi se il Messaggio del vangelo è stato annunciato con fedeltà.
Per avere un quadro completo di ciò che il Nuovo Patto intende per evangelizzazione, è sufficiente che analizziamo il racconto dell'apostolo Paolo sulla natura del suo ministero evangelico. Vanno osservati tre punti in proposito:
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