Distruzione di Gerusalemme
Introduzione
L'assedio e la conseguente distruzione di Gerusalemme e soprattutto del suo Tempio hanno avuto nella storia una risonanza enorme molto al di sopra dell'effettivo valore storico della vicenda.
Infatti, certamente l'episodio ebbe notevole valore politico: tramontò per sempre la possibilità della indipendenza degli Ebrei e con esso in tutto l'Oriente apparve chiaro che era impossibile sfuggire al potere dell'Impero, il comandante romano, Vespasiano diventò imperatore e dopo di lui il figlio Tito: nel foro romano fu eretto un arco di trionfo che tuttora ne costituisce uno dei monumenti più insigni.
Ma in fondo si trattava di una delle tante campagne vittoriose dell'esercito romano e non certo una delle più difficili: la vittoria romana non era mai stata minimamente in dubbio. La sua risonanza pero travalica il momento storico e si proietta attraverso i millenni fino ai nostri giorni. Gerusalemme distrutta diviene un simbolo indistruttibile per Ebrei, cristiani e mussulmani
Per gli Ebrei infatti rappresenta un momento centrale della loro storia, un rimpianto mai sopito, un dolore che non può avere termine. Il "muro del pianto" (l'unico manufatto rimasto) è il posto più sacro degli Ebrei. Il saluto che gli Ebrei si sono scambiati per tanto tempo suonava "l'altro anno a Gerusalemme!" Dalla sua distruzione infatti viene a mancare una terra per questo popolo e inizia l'infinito errare per terre straniere sempre discriminati e con la minaccia sempre latente o incombente delle persecuzioni.
Per i cristiani Gerusalemme è il luogo della crocifissione rappresenta la "civitas dei" (città di Dio), la Gerusalemme Terrena è l'immagine della Gerusalemme Celeste, si carica di infiniti significati mistici: la Crociata, la liberazione del Santo Sepolcro è stato il mito, purtroppo sanguinoso, di molti secoli.
Per i Mussulmani da Gerusalemme, dal luogo del Tempio il Profeta Maometto è asceso al cielo e anche per essi è, sia pure in modo minore rispetto a Ebrei e cristiani, essa assume aspetti mistici e simbolici.
Quando la Gerusalemme ideale viene confusa con la Gerusalemme reale nascono implacabili guerre: all'ultima di essa stiamo ora assistendo: i negoziati fra Israeliani e Palestinesi si sono bloccati proprio sullo status di Gerusalemme e la lotta ha il carattere estremo che assume sempre quando essa si appunta non su questioni reali e particolari ma su simboli carichi di Assoluto.
Vogliamo in questo articolo raccontare l'assedio (uno dei molti) e la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C. che ha allargato il suo valore simbolo della città da un piccolo popolo (gli Ebrei) a tanta parte dell'umanità, ai tanti popoli cristiani e mussulmani sparsi nel mondo.
Un assedio senza pietà
L'assedio di Gerusalemme ebbe un carattere tragico e terribile, non ci fu posto per la pietà, nel leggere la sua cronaca non possiamo non avere un moto di raccapriccio per avvenimenti tanto terribili. Ma perché i Romani generalmente generosi, repressero con tanta violenza la rivolta dei Giudei?
Cerchiamo di capirne le ragioni
La Palestina fu sempre per i Romani una provincia difficile da amministrare: gli Ebrei non si integrarono mai nel tessuto dell'impero a differenza degli altri popoli e aspettarono sempre un "messia" un inviato di Dio che li guidasse alla indipendenza: questa aspettativa escatologica rendeva gli Ebrei o meglio una parte più intransigente di essi (noi diremmo gli "integralisti") sorda a ogni valutazione realistica. Era impensabile che gli Ebrei potessero sconfiggere l'Impero Romano, impensabile che l'Impero Romano potesse permettere la indipendenza degli Ebrei: ma queste considerazioni apparivano addirittura blasfeme per i movimenti "integralisti" dei Farisei, Zeloti, Sicari: Il Dio di Israele che aveva punito il Faraone con le dieci Piaghe d'Egitto e aveva travolto il suo esercito in fondo al mare non temeva certo i Romani. Ogni rovescio per quanto grave veniva considerato come una prova di fede da superare, ogni successo per quanto piccolo un pegno del favore della volontà divina. Quando l'uomo presume di conoscere la volontà di Dio perde la capacità di capire gli avvenimenti: due mila anni fa come adesso si entra in un circolo vizioso per cui qualunque avvenimento favorevole o sfavorevole viene interpretato come un segno divino, dappertutto e qualunque cosa succede si vedono conferme e solo conferme della propria convinzione.
I Romani non potevano permettere l'indipendenza della Palestina non tanto per l'importanza della provincia in sé ma soprattutto perché, se avessero accettato il principio della secessione delle province, l'Impero si sarebbe presto dissolto: certamente i Romani avevano affrontato ben altre potenze per arrendersi di fronte alle modeste forze giudaiche. Essi pero non avevano alcun interesse a esasperare la guerra, non volevano, distruggere un popolo ma farlo entrare nella compagine dell'Impero: cercarono pertanto sempre sino alla fine il compromesso, mostrando moderazione e clemenza (la proverbiale clemenza di Tito)
Ma il campo avverso era dominato dai ribelli che avevano solennemente giurato davanti al loro Dio che mai si sarebbero arresi ai Romani: non potevano mancare al loro giuramento: la morte o la vittoria: e se la vittoria appariva al momento impossibile tuttavia essa sarebbe arrivata un altro giorno, quando sarebbe piaciuto al Dio SABAOTH ( Dio degli eserciti): per il momento la morte era la soluzione agognata, soprattutto, come i moderni Kamikaze, se potevano portare nella morte anche qualche nemico: dalla morte sarebbe nata la vittoria e la vita del loro popolo.
I Romani erano abituati a combattere contro nemici che una volta persa la speranza della vittoria cercavano di conservare la vita nella fuga o nella resa: bastava quindi rompere l'ordine dell'esercito nemico perché questo diventasse una massa di fuggitivi e di supplici: i Romani si mostravano in genere clementi e così si era formato l'Impero: debellare superbos e parcere subiectis (abbattere i forti ma risparmiare i vinti)
Ma ora i Romani combattevano contro un nemico che aveva giurato di morire, che "voleva" morire: alla fine non ebbero scelta: uccisero tutti i ribelli, distrussero il Tempio, spianarono la città fin dalle fondamenta: spezzarono così per sempre ogni volontà di resistenza e quando, dopo 70 anni, questa parve ancora rinascere non ebbero esitazione: cacciarono definitivamente i Giudei superstiti dalla loro terra e li dispersero nel mondo.
CONTINUA