Religione o Vangelo
In questo libro vogliamo esaminare la differenza fra la religione e l’evangelo. Vorrei cominciare con un semplice esempio: molto tempo fa ho letto che le giovani mamme sono molto attente ai prezzi quando fanno compere e spendono i soldi in modo più oculato rispetto ai loro mariti. Le mamme scoprono presto dove si spende meno e si compra meglio. Eppure c’è un particolare che stupisce:
le stesse mamme comprano quasi esclusivamente i prodotti più cari per l’alimentazione dei loro bambini. In questo particolare campo, agiscono in modo esattamente opposto a quanto fanno di solito. Non cercano il negozio più conveniente con la marca più a buon mercato, ma ad esempio, scelgono il latte in polvere più caro che ci sia.
Si è cercato di capire il motivo di tale comportamento e si è presto giunti ad una conclusione. Queste giovani mamme sanno che sarebbe giusto e opportuno allattare i propri figli. Visto che per una qualche ragione non possono o non vogliono farlo, cercano di dare al proprio bambino almeno la migliore delle alternative. Per questo motivo acquistano il latte in polvere più caro. Se non lo facessero, verrebbero tormentate dalla loro coscienza. È un fatto interessante e più avanti affronteremo più approfonditamente questo comportamento, mettendolo in relazione al tema "Religione o evangelo".
Il punto di contatto divino
Noi tutti abbiamo una voce interiore che ci dice cosa è giusto e cosa è sbagliato. Prendiamo l’esempio di un accanito fumatore. Se gli si fa notare che non è salutare fumare sessanta sigarette al giorno, forse ti risponderà: "Dei miei soldi posso fare ciò che mi pare.
La carne affumicata si mantiene meglio. Conosco qualcuno che ha continuamente la pipa in bocca e ha novantacinquenni". Anche se si giustifica così o in un modo simile, resta il fatto che nell’intimo sa perfettamente che hai ragione.
Se parli con un alcolizzato e gli dici che quello che fa è dannoso per sé e per quelli che gli sono vicino, forse anche lui risponderà dicendo: "A me piace e con i miei soldi faccio ciò che mi pare. Nessuno deve immischiarsi nei miei affari". Eppure anche lui è consapevole del fatto che è diventato schiavo di un vizio terribile, perché la sua coscienza gli dice che ciò che fa è sbagliato.
La Bibbia ci insegna che, da quando i primi uomini peccarono, siamo tutti separati da Dio. Da una parte abbiamo un Dio giusto e santo, e dall’altra l’uomo peccatore. Fra i due esiste una barriera insormontabile. In Isaia 59 possiamo leggere che il peccato è un muro di separazione fra noi e il nostro Dio. La divisione, il distacco è assoluto e totale. Il peccato e le sue conseguenze riguardano ogni persona, ogni singolo, senza eccezioni.
Nella Lettera ai Romani, al capitolo 17, versetto 18, è scritto che in noi non c’è alcun bene. Molti pensano che l’uomo, in fondo in fondo, nella sua essenza sia buono, ma questa è una grande menzogna! Chi lo afferma dimostra di non conoscere sé stesso. La Bibbia insegna chiaramente che in noi non c’è assolutamente nulla di buono.
Sebbene, da quando è caduto nel peccato, l’uomo sia separato da Dio, Dio ha un mezzo di contatto con lui. Questo mezzo di contatto è la coscienza. Puoi leggere un passo a questo proposito nella Lettera ai Romani, capitolo 2, versetti 14,15. Anche in molti altri passi la Bibbia afferma che abbiamo una coscienza. D’altra parte noi stessi lo sperimentiamo regolarmente, quando la coscienza ci rivolge il suo appello.
La nostra coscienza però non è la voce di Dio. C’è gente che invece è convinta che lo sia ed afferma: "Vivo secondo la voce della mia coscienza. Ascolto la mia voce interiore, la voce della coscienza". Pur non essendo la voce di Dio, la nostra coscienza è però stata concepita in modo tale da poter reagire ad essa. Qualcuno disse una volta: "La nostra coscienza è l’eco della voce di Dio". Mi sembra un’osservazione molto valida. La nostra coscienza reagisce, lo abbiamo sperimentato migliaia di volte, ma lo fa in modi molto diversi.
C’è gente che ha una coscienza indurita. Nella Bibbia sta scritto: "... cauterizzati nella propria coscienza" (1Ti. 4:2). Il dott. Bergmann disse una volta: "In molte persone la coscienza è rivestita di un callo spirituale". Queste persone non si rendono più conto quando stanno mentendo, quando stanno commettendo adulterio, quando agiscono in modo malvagio. La loro coscienza è diventata insensibile, è indurita. Si tratta di uno stato molto grave. Si può vivere per tanto tempo andando contro la propria coscienza, ignorando la sua voce, soffocandola in tanti modi, che alla fine essa non è più in grado di reagire.
Ci sono però anche delle persone che hanno una coscienza ipersensibile. Gente che non si sente quasi di attraversare la strada, non osa guardare a destra o a sinistra, perché sente sempre di avere la coscienza sporca. Qualsiasi cosa faccia, si sente in colpa. Spesso ciò accade a causa di una negativa influenza religiosa. Alcuni bambini crescono sotto una continua e forte pressione, che crea in loro una spaventosa tensione interiore. Qualsiasi cosa facciano o non facciano, non si sentono mai a posto. Anche questo è uno stato molto triste.
Non mancano però persone che hanno una coscienza perfettamente normale e funzionante. Per esempio quelle mamme di cui abbiamo parlato all’inizio del libro, che acquistano dei prodotti molto cari per i propri figli, per mettere a tacere la propria coscienza. Oppure quell’anziano signore che la sera si gira e rigira nel letto, senza riuscire ad addormentarsi, perché ha commesso qualcosa di grave e la coscienza lo accusa. Oppure quel malato terminale in ospedale che, pur non avendo più messo piede in una chiesa da molti anni, improvvisamente si sente rimordere la coscienza e chiede la visita di un consulente spirituale. La sua coscienza funziona ancora e gli fa capire inequivocabilmente che è colpevole.