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Il dogma del Figlio di Dio

Geremia, “Tu di' loro: "Così parla il SIGNORE: Se uno cade non si rialza forse? Se uno si svia, non torna egli indietro? Perché dunque questo popolo si svia di uno sviamento perenne? Essi persistono nella malafede e rifiutano di convertirsi” (Gr. 8:4,5).

"Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti d'uomini...e di demòni” (Mt. 15:8,9; 1Ti. 4:1).

Nei primi secoli dell'era Cristiana, alla genuina fede in Cristo Gesù predicata dagli Apostoli, fu inflitta l'insanabile ferita concepita dalla filosofica-neoplatonica, dilagante là dove era penetrata la cultura greca. Quei teologici-pensatori con la mente ottenebrata, indagarono sulla Persona di Gesù Cristo, lo Spirito Santo e Dio stesso. Le menti ottenebrate di quei teologi-filosofi, osavano sovvertire il proponimento di Dio in Cristo Gesù concepito in Sé stesso prima della creazione del mondo (Ga. 4:4,5; Ef. 1:4-14). In Oriente, dove maggiormente si propagava il Vangelo di Cristo, vigeva il pensiero filosofico-platonico, "sommi" teologi, apologici, filosofi, stoici e gnostici provocarono secoli di discussioni intorno a Cristo Gesù e Dio Padre. Tali dispute sovvertirono la fede Cristiana genuina trasmessa ai santi una volta per sempre (Gd. 3; cfr. 2Co. 11:3). A causa delle accese dispute propagasi nell'impero romano orientale, furono convocati dei concili ecumenici e, in quei concili ecumenici furono concepiti, partoriti e imposti dei dogmi derivante dagli scritti di teologi e filosofi o della errata interpretazione.

I dogmi

Dall'azione reciproca operata dalle idee dei teologi le cui proposizioni erano state o accettate, o modificate o rifiutate dalla chiesa, sorsero i dogmi.

Sotto la parola dogma s'intende una proposizione di fede che la chiesa riconosce ufficialmente (la chiesa dei papi chiaramente, no la Chiesa di Cristo che ha già la fede genuina in Cristo Gesù), che ha, anzi, elevata a norma di dottrina ecclesiastica. II dogma esige da tutti i credenti incondizionata sottomissione. L'accettazione o il rifiuto di un dogma decide sulla appartenenza alla chiesa cattolica. Da quando la chiesa diventò statale, il dogma fu legge dello stato. Chi era contro di esso veniva non solo espulso dalla comunità ecclesiastica come eretico, ma anche punito dallo stato.

In prima linea nella storia del dogma della chiesa antica vengono i due dogmi della divinità di Cristo, ossia della Trinità, e delle due nature, ossia della umanità divina del Redentore.

Nel Nuovo Patto troviamo l'ordine di battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (la formula battesimale è stata cambiata dà: nel nome di Gesù Cristo a, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo dalla chiesa cattolica); ma non c’è nessun tentativo di definire le relazioni tra questi tre termini. Già nell'epoca vecchio-cattolica il pensiero teologico si era rivolto verso questo problema, ma il dogma ecclesiastico della Trinità fu stabilito per la prima volta attraverso la disputa ariana del quarto secolo.

La disputa ariana, che si svolse in gran parte nella parte orientale dell'impero, ricevette il nome da colui che la suscitò, il prete alessandrino Ario. Costantino convoco, per la pacificazione della disputa, il primo concilio ecumenico a Nicea (325), il quale condannò Ario e i suoi seguaci; ma la lotta continuò, ancora per mezzo secolo. Il «leader» della lotta contro l'arianesimo era il vescovo alessandrino Atanasio il «padre dell'ortodossia». La lotta ebbe fine al secondo concilio ecumenico in Costantinopoli (381) con la condanna dell'arianesimo e delle correnti affini.

Al centro della lotta ariana sta la dottrina sostenuta dagli atanasiani della piena divinità di Cristo e della “omousia”, cioè dell'unita di essenza, o parità di essenza, di Cristo con Dio Padre. Questa dottrina corrispondeva al bisogno della religiosità di allora: il cristiano greco del quarto secolo considerava la chiesa, in prima linea, come il grande istituto di grazia che somministra forze soprannaturali per l'acquisto dell'immortalità. Se la chiesa doveva essere in condizioni di distribuire ai suoi membri “immortalità” e “indiamanto”, il suo fondatore doveva essere veramente Dio: l'accettazione di una subordinazione di Cristo a Dio, che gli ariani sostenevano, rendeva problematica per il pensiero religioso la redenzione degli uomini. Quando fu riconosciuta la piena divinità di Cristo, la dottrina dell'omoousia fu estesa anche allo Spirito Santo; cosi sorse il dogma ecclesiastico della Trinità.