La lettera antica e le Lettere paoline
Generalmente parlando, la lettera antica era formata da una parte iniziale (praescriptio) contenente il nome del mittente e del destinatario; seguiva un cenno agli dèi per ringraziamento o richiesta di benessere per il destinatario;
dopo di che c'era il messaggio che si intendeva inviare e, alla fine, si mandavano i saluti. Nell'epistolario paolino la praescriptio è particolarmente articolata: al mittente fa seguito sempre (tranne nella Lettera ai Filippesi perché Paolo è lì fin troppo noto e stimato, e in quella a Filemone perché è una missiva privata) il riferimento al Suo ministero: "Paolo, servo di Gesù Cristo, ... Apostolo" (Ro. 1:1); "Paolo chiamato Apostolo" (1Co. 1:1); "Paolo Apostolo di Gesù Cristo" (2Co. 1:1). A volte al mittente (Paolo) sono associati altri fratelli perché collaboratori dell'Apostolo e impegnati nelle varie chiese, ma non quali co-autori della Lettera (si veda 1Co.1:2; 2Co. 1:2; Ga. 1:2; Fi. 1:1, ecc.).
Si fa sempre riferimento, poi, alla dimensione spirituale del destinatario o dei destinatari: "alla Chiesa di Dio... ai santificati in Gesù Cristo" (1Co. 1:1); "alla Chiesa di Dio... con tutti i santi che sono in tutta l'Acaia" (2Co. 1:1); "ai santi che sono in Efeso e fedeli in Gesù Cristo" (Ef. 1:1). Solo nella Lettera ai Galati il destinatario è citato in modo scarno e laconico - "alle chiese della Galazia" - ma ciò perché quei fedeli correvano il rischio di scadere dalla grazia e di non potere più essere definiti cristiani (Ga. 5:2,4). Nella Lettera ai Romani il mittente viene alla fine di una lunga prescriptio e di una bella introduzione (proemio).
Al posto dell'invocazione iniziale, in Paolo troviamo delle eulogie (espressioni di lode a Dio): "benedetto sia Iddio, il Padre del Nostro Signore Gesù Cristo..." (2Co. 1:3; Ef. 1:3) o un'eucaristia (espressione di ringraziamento): "io rendo del continuo grazie..." (1Co. 1:4; Ro. 1:8).