Ampienti del Cristianesimo primitvo
Quando il cristianesimo s'affacciò nella storia, l'intera metà occidentale del mondo noto agli antichi si trovava ordinata nell'impero romano.
L'impero romano conteneva in sé un gran numero di diverse nazionalità, le quali in parte avevano singole culture; ma il suo sviluppo era dominato dalla tendenza a una sempre crescente unificazione. La costituzione politica dello stato obbediente alla volontà di uno solo, la generale attuazione del diritto romano e l'esistenza dell'esercito romano agivano in questo senso. A questo si aggiunse la diffusione e l'aumento del traffico mondiale, che veniva sviluppandosi attraverso eccellenti strade, col favore della pace di Augusto, diffusa su tutti i paesi mediterranei. Il movimento del commercio, il mercato degli schiavi e i numerosi spostamenti delle legioni e degli alti impiegati portavano con sé una forte commistione di razze. In fine, la diffusione della lingua greca e dello spirito greco-romano contribuirono ad una certa unificazione dell'impero; specialmente la diffusione dello spirito greco favorì la missione del cristianesimo: Paolo fu capito in Antiochia in Siria e in Roma come in Corinto o in Filippi.
Cristiani dei primi secolari
“I cristiani dei primi secoli ebbero coscienza del momento storico particolarmente favorevole in cui il cristianesimo era sorto, ed espressero questa loro coscienza nel concetto della «pienezza dei tempi». Nel Nuovo Testamento, la pienezza dei tempi è un concetto escatologico: significa l'attimo del rovesciamento degli evi, l'ora scelta da Dio nei suoi insondabili disegni, per compiere la redenzione del mondo. Ma per gli apologisti cristiani la «pienezza dei tempi acquistò un significato di maturità storica: la «pax romana» e, l'unificazione politica del mondo furono considerate come una dispensazione provvidenziale, in vista della predicazione dell'Evangelo a tutte le genti.”
Le religioni orientali «misteriche»
La situazione religiosa offriva un variopinto panorama. I più diversi culti, quasi innumerevoli, vivevano l'uno accanto l'altro, languenti o ricchi di vita, rozzi o raffinati, indigeni o stranieri. Parecchie religioni avevano avuto una sorprendente diffusione in molte province. Il mondo era preso da un ardente desiderio di religiosità. Le religioni orientali «misteriche» che vittoriosamente premevano verso ovest avevano il maggior successo: le divinità frigie, Cibele (Magna Mater) ed Attis, il culto alessandrino di Iside e di Osiride (Serapide), il culto siriaco di Baal e infine quello di Mitra, emigrato dalla Persia nell'impero romano. Di origine orientale era anche il culto dell'imperatore, la cui organizzazione abbracciò presto tutte le province dell'impero. Prima del passaggio dell'impero romano al cristianesimo si fece innanzi verso ovest una nuova religione orientale: il manicheismo, fondato nel terzo secolo dal persiano Mani, il quale concepiva il mondo con dualistica rigidezza come una lotta tra il regno della luce e quello delle tenebre.
Nel corso dei primi secoli dell'era cristiana le religioni diffuse nell'impero romano si sono sempre più avvicinate l’una all'altra. Esse si mutavano sempre più in religioni di redenzione che per mezzo di secrete iniziazioni assicuravano l’indiamanto e la beatitudine nell'al di là. A questo si collegò l'ascesi, cioè l’istanza verso la purezza morale, la continenza, le penitenze, gli atti espiatori. Inoltre si può già riconoscere nel processo religioso la chiara tendenza al monoteismo. Con questo i culti pagani hanno efficacemente preparato il terreno al cristianesimo, per quanto essi, da un altro punto di vista, fossero anche in opposizione ad esso.
Pagani e Cristiani
“Le affinità dei misteri pagani e del cristianesimo sono state sovente sottolineate. Esse non devono però farci trascurare le profonde differenze che vi sono tra loro. I misteri pagani esprimono miticamente l'idea di un eterno ciclo di morte e di rinascita, simboleggiato dall'alterno ritmo delle stagioni, mentre il «mistero» cristiano proclama l'intervento unico dell'Iddio vivente nella storia. Il termine stesso di «mistero» ha nel cristianesimo un significato particolare: non è una realtà profonda, nascosta, al di là dei sensi, sebbene sempre presente, ma lo svelarsi di una decisione, di un piano che s'inserisce nel tempo e lo modifica profondamente: è il mistero rivelato della volontà misericordiosa di Dio e del suo amore. Conformemente a questa concezione del mistero, la fede è fiducia nella dichiarata volontà redentrice di Dio, piuttosto che unione mistico-rituale col divino. E mentre lo sfondo della religiosità dei misteri è il dualismo di anima e corpo, e quindi la rinunzia ascetica ai beni del mondo, il cristianesimo annunzia una trionfale palingenesi = (Nel pensiero antico, termine con cui sono state indicate varie concezioni filosofiche e religiose riferentisi al rinnovamento o trasformazione dell’individuo o del cosmo: così l’orfismo, il pitagorismo e certe forme di platonismo hanno inteso la palingenesi come un processo di progressiva purificazione e liberazione dell’anima attraverso successive incarnazioni), in cui la natura e lo spirito, riconciliati, serviranno con allegrezza al Sovrano dell'universo: l'Evangelo del «Regno di Dio».