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L’armatura di Dio

Studio Efesini cap. 6:10-18. La Lettera agli Efesini è stata definita “il testamento spirituale dell’Apostolo Paolo alla Chiesa”. Gli studiosi della Bibbia attribuisco questa Lettera all’Apostolo Paolo con consenso unanime e la indicano una delle Lettere della prigionia.

Molti studiosi altresì affermano, che la Lettera all’origine non recava il nome di un destinatario, ma solo: “Ai santi e fedeli in Gesù Cristo, che sono a…”, con uno spazio per scrivere il nome dei destinatari di una copia e che il nome Efesini fu aggiunto dopo, probabilmente perché Tichico, latore della Lettera, giunse a Efeso, città più importante dell’Asia in quel tempo, e quindi, le copie mandate alle varie Chiese portavano il nome Efeso, o fu aggiunto da coloro che provvidero a raggruppare il Libri della Bibbia, per distinguere uno scritto dall’altro, che oggi possediamo col nome, Nuovo Patto.

In ogni caso la Lettera è indirizzata “Ai santi… e ai fedeli in Gesù Cristo” (Ef. 1:1).

Nella nostra Lettera Paolo spiega la relazione fra Giudei e Gentili un tempo nemici, separati dal muro che i Gentili non potevano superare –pena la morte- (Ef. 2:14), ma ora, per mezzo di Gesù Cristo, entrambi hanno accesso al Padre in un medesimo Spirito (Ef. 2:17,18). Ciò è chiaro in quando i Giudei credenti, fra i quali si novera l’Apostolo col pronome noi, sono contrapposti ai Gentili col pronome voi (Ef. 1:12,13).

Molto si è discusso e si discute ancora intorno a questa Lettera. L’ipotesi predominante è quella che afferma che si tratta di una Lettera circolare per tutte le Chiese, in quando, fin qui l'Evangelo era stato presentato come mezzo di salvezza, l'Apostolo adesso, lo eleva all'altezza di un principio universale. Egli presenta la redenzione come il pensiero eterno di Dio che abbraccia non soltanto tutte le età, ma anche tutto quanto l'universo.

uindi a tuti eeDopo la lunga prigionia, prima a Cesarea e poi a Roma, l’Apostolo esterna in poche pagine l’Opera di redenzione del nostro Signore Gesù Cristo, per la salvezza degli uomini e la costituzione della Chiesa. Con l’Epistola ai Romani, essa costituisce il massimo trattato dottrinale lasciato da Paolo alla Chiesa. Queste due Epistole, costituiscono i capi saldi della fede cristiana. La nostra Lettera termina con un trattato fondamentale sul combattimento spirituale del cristiano. Questa lotta non è il travaglio che può avere un’anima nel cercare di afferrare la verità. Qui si presuppone che noi conosciamo già e apprezziamo le meravigliose verità descritte dall’Apostolo, la lotta nasce dallo sforzo per conservare e vivere queste verità di fronte a tutte le potenze contrarie.

In vista di questa lotta, l’Apostolo ci ordina di indossare “la completa armatura di Dio” per resistere al nemico.

Abbiamo già detto che la Lettera termina con un testo di esortazione fondamentale per il cammino pratico del cristiano, ma è bene considerare se pur in modo sintetico, quando ha già esposto fin qui Paolo.

LA LETTERA

Nell'epistolario paolino al mittente fa seguito sempre il riferimento al Suo ministero: "Paolo, servo di Gesù Cristo, ... Apostolo" (Ro.1:1); "Paolo chiamato Apostolo" (1Co.1:1); "Paolo Apostolo di Gesù Cristo" (2Co.1:1) ….

Nella nostra Lettera si presenta come: “apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio”, ciò da autorità al Messaggio che si propone di trasmettere. Egli è Apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio. Dio lo ha prescelto fin dal seno di sua madre rivelandogli il Figlio Suo perché lo annunciassi fra gli stranieri (Ga. 1:11,12,15,16).

Poi, fa sempre riferimento alla dimensione spirituale del destinatario o dei destinatari: "alla Chiesa di Dio... ai santificati in Gesù Cristo" (1Co.1:1); "alla Chiesa di Dio... con tutti i santi che sono in tutta l'Acaia" (2Co.1:1);

La nostra Lettera è indirizzata "ai santi e fedeli in Gesù Cristo" (Ef.1:1).

Ogni benedizione spirituale in cristo

Dopo l’introduzione e i saluti, inizia a spiegare cosa Dio ha già fatto nel credente per mezzo dell’Opera di Gesù Cristo.

“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo”. La frase ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale in Cristo, sta a indicare già al presente, che Dio ci ha donato le stesse benedizioni spirituali donati a Cristo Gesù e per l’eternità, in quando in Cristo ci ha eletti fin dall’eternità affinchè fossimo santi e irreprensibili dinanzi a Lui (Ef. 1:4), avendoci predestinati nel Suo amore a essere adottati come figli per mezzo di Gesù Cristo (Ef. 1:5). Tutto ciò a lode della Sua grazia che ci ha concessa in Cristo Gesù, il Suo amato Figlio (Ef. 1:6). In Lui abbiamo la redenzione e il perdono dei peccati, esclusivamente per la Sua grazia donataci in Cristo Gesù (Ef. 1:7). La Sua grazia ci dona la sapienza e l’intelligenza, affinchè possiamo conoscere il disegno benevolo prestabilito in Sé stesso per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere tutte le cose, terrestri e celesti sotto un solo Capo, Cristo Gesù. In Lui siamo stati fatti eredi per la Sua volontà e per essere a lode della Sua gloria (Ef. 1:8-12; cfr. Ga. 4:4,5).

In questo passo Paolo spiega la relazione fra Giudei, eredi delle promesse e i Gentili che per mezzo dell’Opera di Gesù Cristo entrano con gli stessi meriti e privilegi dei Giudei nelle promesse di Dio. “Noi che per primi abbiamo sperato in Cristo. In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo (un sigillo porta lo stemma che autentica a chi appartiene un oggetto o un individuo) che era stato promesso, il quale è pegno (un pegno è il diritto reale di garanzia della redenzione) della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria” (Ef. 1:12-14).

Per questa ragione Paolo prega per noi credenti in Cristo, “affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente; egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi, e qual è verso di noi, che crediamo, l'immensità della sua potenza. Questa potente efficacia della sua forza egli l'ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nel cielo” (Ef. 1:17-20). Anche a noi Dio ci ha vivificati con Cristo, e ci ha risuscitati con Lui e con Lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù (Ef. 2:5,6).

La salvezza per grazia

Nel secondo Cap. descrive la misericordia e l’amore di Dio, che ci ha donato la salvezza per grazia (Ef. 2:4-8). Nei primi tre versetti di questo capitolo, eravamo considerati già morti spiritualmente agli occhi di Dio, in rapporto a quello che eravamo relativamente alla nostra natura decaduta, mentre eravamo vivi per ubbidire alla carne. Dio ci ha dimostrato il Suo amore, quando eravamo morti nei nostri falli, e non quando abbiamo risposto al Suo amore. La morte è morte e non può sviluppare la vita, è Dio che ci ha vivificati in Cristo Gesù e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù” (Ef. 2:6). È per grazia che siamo stati salvati, non vi è, e non ci può essere nessun merito da parte nostra, qualunque possono essere i nostri propositi; “…è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Ef. 2:8,9).

   Prosegue ricordando che gli stranieri (i Gentili o Pagani), erano senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ma ora in Cristo Gesù, che dei due popoli ne ha fatto uno solo nel Suo corpo terreno e li ha riconciliati tutte e due con Dio in un corpo unico, mediante la Sua Croce (Ef. 2:11-18).

La congiunzione dunque conclude il pensiero del secondo capitolo. “Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio. Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. In lui voi pure entrate a far parte dell'edificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello Spirito” (Ef. 2:19-22).