Le 95 Tesi di Lutero
Le 95 Tesi che Lutero affisse il 31 ottobre 1517, verso mezzogiorno, alla porta della chiesa del castello di Wittenberg sono state spesso considerate come il “manifesto” della Riforma, della sua riforma.
Apologeti ben intenzionati e storici frettolosi hanno diffuso l'immagine di un Martin Lutero che inchioda, tra le acclamazioni della folla germanica, il documento rivoluzionario da lui redatto contro la chiesa papale.
Storicamente è indubbio che il movimento della Riforma Protestante prese l'avvio da quel 31 ottobre, ma in modo assai diverso da come lo si immagina sovente.
Apologeti ben intenzionati e storici frettolosi hanno diffuso l'immagine di un Martin Lutero che inchioda, tra le acclamazioni della folla germanica, il documento rivoluzionario da lui redatto contro la chiesa papale. Storicamente è indubbio che il movimento della Riforma protestante prese l'avvio da quel 31 ottobre, ma in modo assai diverso da come lo si immagina sovente.
Un documento di studio e non un “manifesto”
Redatte in latino e, per questo solo fatto, limitate ad una cerchia di persone dotte, le Tesi sono opera di un professore di teologia; Martin Lutero è certo un professore moderno, già aperto alle idee dell’umanesimo e della nuova cultura, ma è pur sempre un intellettuale, un uomo di studio: è certo vicino al popolo della sua città in quando predica dal pulpito della chiesa di Wittemberg (e le sue prediche sono molto lineari e vicino all’animo del popolo), ma è insegnante universitario: le sue Tesi sono il corrispondente di un articolo molto documentato come se ne possono leggere oggi in riviste specializzate sulla storia, la teologia, la critica.
Siamo dunque ben lungi da un “manifesto” di tipo popolare, un discorso di piazza del genere dei comizi politici odierni, ricco di spunti polemici, di allusioni personali, di accenni alla realtà concreta (anche se questo non manca nel testo luterano); siamo lontani dal manifesto rivoluzionario, soprattutto. Forse dovremmo bandire del tutto il termine «manifesto» eccessivamente impegnato in dimensione politica.
Le 95 Tesi sono l'opera di un dotto umanista e non di un ribelle, devono servire alla discussione tra professori di teologia e non offrire l'occasione alla gente per fare rivoluzioni.
Un documento circostanziato e non una «summa»
Altrettanto erronea risulta l'idea che le Tesi siano un sunto della teologia di Lutero. Uno solo è il problema trattato in quelle pagine (anzi in quella pagina, perché le dimensioni del foglio in cui venivano stampate non doveva superare di molto la mezza pagina di un quotidiano): la questione delle indulgenze. Lo scritto è dunque legato molto strettamente alle circostanze, è impegnato in una disputa circostanziata, risponde a delle esigenze locali e storiche precise.
Si cercherebbe invano nelle 95 Tesi un'esposizione dettagliata ed esauriente della teologia di Lutero, del suo pensiero. I grandi temi della sua predicazione: giustificazione per fede, sacerdozio universale dei credenti, fondamento scritturale della fede cristiana, la chiesa come comunità dei credenti ecc., non sono menzionati esplicitamente in quelle annotazioni. Si potrebbe quasi affermare che, possedendo solo quello scritto, lo potremmo attribuire ad altri teologi cattolici del tempo. Sarebbe più esatto dire: si potrebbero attribuire quasi tutte le Tesi a questo o a quel teologo cattolico, distaccandole dalla loro unità. È tuttavia evidente la mano di Lutero, non tanto nel contenuto ma nelle premesse e nell'unità delle Tesi.
Un documento di ricerca e non un insegnamento
Non si può tralasciare infine un altro aspetto di quelle Tesi che è fondamentale: il loro carattere problematico.
Lutero non pretende dare insegnamenti né ai suoi colleghi dottori in teologia, né ai capi della chiesa cristiana. È lungi mille miglia dall'animo suo, in quel momento, la pretesa di ergersi a profeta che insegna a tutti la verità come può presumere fare un uomo che sa tutto e ha risolto tutti i problemi. Lutero non ha risolto, nel 1517, che pochi problemi: quello della misericordia divina, della giustizia, della meravigliosa novità della Scrittura. Il problema delle indulgenze, però, non è interamente risolto per lui, tant'è vero che molte Tesi sono interrogative, sono questioni aperte.
Non solo, ma a distanza di quasi 500 anni molti lettori evangelici odierni troverebbero alcune delle sue affermazioni parecchio lontane da quella che si considera generalmente una professione di fede evangelica. Alcune Tesi sono molto più vicine alla fede e alla pietà cattoliche medievali che alle nostre attuali pietà e sensibilità protestanti. Lutero insomma non è ancora, in quei mesi, un «protestante» nel significato moderno del termine, un uomo dal pensiero rigorosamente definito, confessionalmente caratterizzato. È un uomo alla ricerca della verità di Cristo e della parola di Dio.
Per quando abbiamo detto sopra, le Tesi vanno lette non a sé stanti, come la pagina classica, la pagina rivoluzionaria del dottor Lutero, ma vanno lette alla luce di molti altri suoi documenti. Devono essere messe in relazione anzitutto con due testi molto affini: le tesi discusse nello stesso 1517 da un suo studente, tesi alla cui redazione aveva partecipato e le 40 tesi discusse nel 1518 a Heidelberg.
In quelle occasioni Lutero sostenne affermazioni ed espresse pensieri molto più radicali di quelli espressi nelle 95 Tesi di Wittenberg, che ci mostrano il suo cammino e la ricerca di quei mesi decisivi.
Non solo occorre fare riferimento a quelle dispute accademiche (come quella che desiderava per le sue tesi sulle indulgenze), ma ai suoi scritti anteriori e posteriori, ai suoi commentari e al grande messaggio del 1520 alla nazione tedesca. Le Tesi del 1517 si debbono cioè collocare in tutto un lungo processo di riflessione e non ne rappresentano neppure uno dei punti più salienti.
È lecito domandarsi però, a questo punto, quale sia l'importanza di questa pagina luterana, il suo significato, la sua attualità.
Una lettera scritta da Lutero nel 1518, a pochi mesi di distanza dal novembre 1517 dunque, ci presenta il riformatore sotto un aspetto singolare e certo imprevisto. Egli dice:
non era mia intenzione, né mio desiderio che fossero divulgate. [...] Ma ora sono stampate e diffuse tanto al di là della mia speranza, che sono dispiacente di questo mio prodotto, non perché non desideri che la verità sia conosciuta dal volgo, ché anzi cercavo soltanto quello, ma perché quel modo non è adatto per istruire il popolo. Vi sono infatti alcune cose che sono dubbie a me stesso, e che avrei espresse in modo molto diverso e più preciso, o avrei omesso se avessi sperato una tal divulgazione.
Un Lutero ben diverso dunque dal rivoluzionario che infiamma il popolo nella rivolta contro Roma, quest'uomo sorpreso dal successo del suo scritto e che si rammarica di averlo pubblicato! Non solo non aveva intenzione di suscitare polemiche e far nascere quell'immenso movimento di fermento che avverte attorno a sé, ma ne rimase stupito: le sue Tesi latine sono tradotte in tedesco e si diffondono, cariche di speranze e di una forza che non aveva sospettato potessero avere.
Le Tesi hanno dunque significato l'inizio del movimento di riforma in Germania. Come spiegare questo loro successo? I motivi possono essere svariati, politici, sociali, religiosi; ognuno ha letto in quelle parole la sua rivendicazione, la sua protesta, la sua volontà di rinnovamento. Sacerdoti e frati coscienziosi e seri come Lutero videro nelle sue parole la loro ansia di riforma e di Evangelo; il popolino vide la voce della sua pena, della sua fede sfruttata dal potere del clero; gli umanisti lessero una denuncia coraggiosa contro la condizione medievale della civiltà che si sforzavano di abbandonare; i borghesi, gli studenti, i nobili una libera parola contro l'ingerenza papale nelle cose di casa.
Importanza enorme dunque ebbe questo modesto foglio nella cristianità del XVI secolo ed è privo di senso porre la domanda: che sarebbe successo se Lutero non avesse scritto quello che ha scritto? In che consiste però il significato di queste pagine dal punto di vista della fede evangelica? In che cosa sono protestanti e si possono ricollegare con l'atteggiamento riformato di Lutero, sia pure con un Lutero che non voleva essere riformatore né sapeva di esserlo in quel momento?
Il significato delle 95 Tesi non sta tanto nel loro contenuto, ma nel modo con cui vennero presentate e lette, e soprattutto nelle motivazioni che le dettarono. Protestanti non sono soltanto i pensieri che muovono il dottor Lutero (pensieri che come abbiamo visto sono, sotto alcuni aspetti, abbastanza lontani dalle visioni posteriori della fede evangelica) e neppure il gesto (molto normale nel mondo accademico del Cinquecento), protestante è l'animo di Lutero nello scrivere quella pagina: «la verità sia conosciuta dal volgo» [...] «istruire il popolo» [...] Queste sono le espressioni della sua lettera succitata. In queste tre parole: conoscere, verità, popolo, anzi più esattamente nella volontà di unirle in un solo movimento, sta il significato delle Tesi.
Il problema è dunque quello della verità di Cristo, che Lutero ha trovata nella meditazione degli Scritti sacri, del fatto che quella verità ha un'unica ragion d'essere: recare vita, salvezza e pace al popolo, che questa notizia dev'essere conosciuta, dev'essere predicata.
Lutero non si ergeva a giudice della chiesa, a patrocinatore di ribellioni popolari, l'abbiamo già detto; si presentava come un uomo di chiesa preoccupato di una questione spirituale ben circostanziata: la predicazione delle indulgenze fra il popolo di Germania. Egli però denuncia gli equivoci, gli errori, i fraintendimenti che stanno sorgendo riguardo a questo problema proprio nell'animo del popolo che dev'essere condotto a Cristo. La sua protesta è mossa dal desiderio di tutelare la verità dell'Evangelo di cui le anime hanno bisogno, dalla paura che le dottrine sulle indulgenze finiscano col fare dimenticare ai credenti la loro unica fonte di grazia: Gesù Cristo.
Essenziale nell'affissione delle Tesi, e perciò … CONTINUA