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Ciò che tutti i popoli sanno

Noi tutti siamo colpevoli! Siamo peccatori e perciò siamo colpevoli di fronte a Dio. Anche se nessuno ce lo facesse notare, giungeremmo ugualmente alla conclusione che tutti hanno bisogno della salvezza.

In qualche modo lo sentiamo, e non lo sentiamo soltanto noi, perché ci è stato insegnato, ma anche tutti gli altri che non hanno mai sentito fare un discorso di questo genere. 

Tutti i popoli sanno di essere colpevoli e di aver bisogno della redenzione. Si tratta di un fenomeno molto interessante: qualsiasi popolo si vada ad interrogare, nei posti più remoti ed inaccessibili del nostro pianeta, l’uomo è consapevole di essere un peccatore. Forse certa gente non ha mai indossato degli abiti, non ha una casa o molte altre comodità che per noi sono scontate, ma sicuramente è alla ricerca della salvezza e ha una "religione".

Ciò che tutti i popoli hanno

Non esiste popolo al mondo che non abbia una qualche forma di religione. Esistono molte religioni diverse, ma se ci si pone la domanda del perché di una religione, ci si rende conto che essa esiste anche in popoli che sono completamente isolati da tutti gli altri.

Perché tutti questi popoli e queste tribù diverse hanno una religione? Il motivo sta nel fatto che essi sono tutti consapevoli della propria colpevolezza, sentono il bisogno di essere liberati dal loro peccato. Tramite la religione cercano di entrare in contatto con la divinità e mettere in ordine il loro stato di fronte a quell’"essere superiore", in cui credono. In ultima analisi, cercano di tranquillizzare la propria coscienza.

Qual è lo scopo della religione?

La parola "religione", è in realtà una parola molto bella e significativa. Essa deriva dal latino "re-" cioè di nuovo, ri-e da "legio" che significa legare, collegare. Si tratta, in qualche modo, di un ri-collegamento. L’uomo prova il bisogno di essere "ricollegato", ed è per questo che considero "religione" una bella parola. È però importante analizzare prima ciò che l’uomo intende per religione, il modo in cui esprime la propria religiosità. Non si tratta di capire quale sia il bisogno, il desiderio all’origine della religione, ma ciò che l’uomo ha fatto di essa.

Da dove nasce la religione e qual è il suo scopo? Ci sono persone che pensano che la religione venga da Dio. Sentendo la parola religione, pensano subito a qualcosa di divino, voluto da Dio, apprezzato da lui.

Vorremmo illustrare una verità importante con alcuni esempi. Prendiamo una matita con le mine. In essa si trova una sottilissima mina che non bisogna mai appuntire. Scrivo sempre i miei appunti a matita e all’estremo opposto della punta c’è una piccola gomma per cancellare. Quando sbaglio qualcosa, basta che giri la matita e posso subito eliminare l’errore. Si tratta di un’utilissima invenzione, non trovi? Da dove pensi provenga la mia matita? Pensi che un giorno sia caduta dal cielo? No, è stata inventata e prodotta in Giappone. Gli europei l’hanno importata e io l’ho acquistata al supermercato. Questa matita a mine è un’invenzione umana come pure la gomma per cancellare.

Possiedo anche un piccolo e affilato taglia-unghie. So perfettamente che si possono anche mordere le unghie, ma è meglio tagliarle o usare la lima. Nemmeno il mio taglia-unghie è caduto dal cielo, ma è un’invenzione umana.

Abbiamo tutti coltelli, forchette e cucchiai. Si potrebbero mangiare gli spaghetti con le mani, ma è senz’altro più opportuno usare le posate.

Ho letto che l’uomo che ha inventato le forcine ondulate, che vengono ancora oggi usate da molte donne anziane, è diventato ricchissimo. Prima di lui, esistevano soltanto le forcine diritte, che cadevano facilmente dai capelli. Un giorno quell’uomo ebbe l’idea di produrre gli stessi fermacapelli con le punte ondulate, in modo che tenessero meglio la pettinatura. Quell’uomo fece brevettare la sua invenzione e guadagnò una fortuna.

Anche l’inventore di quel piccolo congegno per aprire le scatole del lucido da scarpe è diventato milionario. Ha brevettato la sua invenzione e chiunque voglia applicarla alle proprie scatole, deve pagare. Quel piccolo fiocco di metallo è un’invenzione molto utile.

Ho nominato alcune invenzioni umane, per far capire che l’uomo si è trovato di fronte a determinati problemi e ha cercato una soluzione. Il fatto che le forcine cadessero dai capelli era un problema, e l’uomo, con la sua inventiva, è riuscito a risolverlo. Tutti gli oggetti che ho nominato sono delle invenzioni umane e rappresentano tutti un mezzo per raggiungere un determinato scopo.

Le religioni sono invenzioni

Lo stesso vale per le varie religioni esistenti. Anch’esse sono delle invenzioni umane. Esse non sono cadute dal cielo, ma sono state ideate dagli uomini quali mezzi per raggiungere uno scopo. La matita è stata prodotta per poter scrivere, la gomma per poter cancellare, le forbici per poter tagliare. A cosa serve allora la religione? Essa rappresenta un mezzo umano per tranquillizzare la propria coscienza. Vorrei spiegarmi meglio.

Anche quei pagani, che vivono da qualche parte sperduti nella giungla e non hanno mai sentito parlare di Dio o della Bibbia, sono dei peccatori. Essi stessi ne sono coscienti. Nella Lettera ai Romani al capitolo 2 puoi leggere che la loro coscienza glielo fa capire.

Non ha importanza se ascoltiamo l’evangelo, i comandamenti o la voce della coscienza, perché Dio può parlare all’uomo in molti modi diversi. Ad alcune persone Dio parla solo attraverso la coscienza, ad altre tramite la coscienza e la legge, mentre ad altre ancora attraverso la coscienza, la legge e l’evangelo.

Più una persona sa di Dio, più ha ricevuto da lui, maggiore è la sua responsabilità. Ma ogni singolo uomo ha comunque ricevuto qualcosa, perché Dio parla ad ogni persona, anche a chi vive in un paese non cristiano. A chi non conosce il messaggio della Bibbia, Dio parla tramite la coscienza. La persona allora si rende conto di essere colpevole di fronte a Dio e che è necessario che qualcosa accada. Purtroppo, nel tentativo di mettere a posto le cose con Dio, l’uomo spesso va terribilmente fuori strada.

La religione è lo sforzo personale

Ci sono dei pagani che adorano un dio che loro stessi hanno intagliato in un pezzo di legno. Credono fermamente che quella divinità li possa aiutare e così le offrono dei grossi sacrifici. Talvolta sacrificano persino i propri figli a quel dio che loro stessi hanno fatto. Altri adorano un idolo di pietra. Possiamo leggere di popoli che pregano per ore perché pensano di poter così tranquillizzare la propria coscienza.

Donne induiste trasportano i propri morti per centinaia di chilometri fino al fiume Gange, per poterli seppellire lì. Perché lo fanno? Potrebbero seppellirli anche accanto a casa. Quelle donne affrontano tante fatiche, perché altrimenti si sentirebbero in colpa. Rispettano tanti riti per calmare la coscienza.

Alcune donne, in occasione delle loro feste pagane, buttano i propri figli davanti ai carri su cui vengono portati in processione i loro idoli. Quando poi le ruote passano sopra quei bambini, il sangue schizza e i piccoli vengono schiacciati, quelle donne vanno in estasi. Per esse ciò rappresenta il momento culminante della loro vita. Hanno sacrificato ciò che avevano di più caro al mondo e pensano che a quel punto dio sia stato soddisfatto! Sono delle pratiche raccapriccianti, che sono state loro tramandate dagli antenati e che quindi vengono praticate allo stesso modo ancora oggi. Se non lo facessero, avrebbero la coscienza sporca. Un missionario che aveva lavorato fra gli indigeni, giunse in un villaggio proprio durante una festa. La gente ballava e cantava, c’era una grande esaltazione. Quando si avvicinò di più, per vedere cosa stesse accadendo, vide che stavano sacrificando un bambino.

In quel villaggio era scoppiata un’epidemia. Gli abitanti si erano rivolti allo stregone chiedendogli cosa dovevano fare per placare l’ira degli dei. Lo stregone aveva interrogato gli idoli e la risposta ottenuta non fu certo da parte di Dio, bensì da parte di Satana. Egli infatti ordinò che venisse sacrificato l’ultimo nato del villaggio. In poco tempo si stabilì quale fosse il bambino richiesto e i genitori portarono il loro figlio allo stregone. Questi fece soffocare molto lentamente quel neonato con della sabbia finissima. Mentre il bambino moriva in quel modo atroce, il villaggio gioiva. Gli abitanti erano certi che l’ira degli dei era stata placata e che da quel momento le cose sarebbero andate bene.

Ho parlato di cerimonie drammatiche, che ci portano ad essere riconoscenti di essere nati in Italia, in Germania o in un altro paese in cui tali orrori non hanno più luogo. Perché questo tipo di sacrifici è stato abolito? Anche i nostri antenati avevano delle pratiche simili! Il motivo sta nel fatto che molti secoli fa i nostri paesi vennero toccati dal messaggio dell’evangelo. Ovunque l’evangelo si sia diffuso, tali pratiche atroci furono eliminate. Nell’Evangelo non ci viene detto che dobbiamo sacrificare i nostri figli, ma che Dio ha sacrificato il proprio Figlio per la nostra salvezza!