Lettera ai Galati
La Lettera ai Galati è Scritta di proprio pugno dall'apostolo Paolo (Ga.6:11) fra l’A. D. 55 e il 58. In questa Lettera Paolo rivendica la sua autorità apostolica ed energicamente ristabilisce la fondamentale dottrina del Nuovo Patto,
che noi siamo salvati per fede e non per opera della legge come alcuni seduttori giudaizzanti volevano far credere. La Lettera ai Galati ha grande affinità colla Lettera che lo stesso Paolo scrisse ai Romani. Ambedue sostengono che la salvezza o "la giustificazione dipende dalla fede in Cristo e non dalla legge di Mosè, l'osservanza della quale non solo è superflua ma è addirittura nociva." I giudaizzanti proponevano ai fedeli della Galazia "che se intendevano essere Cristiani per davvero, dovevano farsi circoncidere (Ga. 5:2) e osservare la legge Mosaica.
E l'apostolo si trovò così per la prima volta posto dinanzi al problema: se il Cristianesimo avesse il diritto d'affermarsi come una nuova religione universale, o dovesse contentarsi di esistere come una forma modificata e ampliata di Giudaismo" (Luzzi).
Paolo dopo il prologo dimostra che egli è vero apostolo di Cristo e che quindi la sua dottrina è conforme a quella degli altri apostoli (Ga.1:1; 2:21), passa poi al cuore dell'Epistola nel dimostrare che la giustificazione e per fede in Cristo e non per opera della legge (Ga.3:1; 4:31). Infine, egli chiude la lettera dando dei consigli per correggere alcuni abusi e ristabilire quei di Galazia nella fede del Vangelo (Ga.5:1; 6:10) In questa lettera come in quella ai Romani, l'apostolo Paolo, nella lucidezza della sua mente e nell'ardore del suo cuore, uniti in perfetta fusione, assorge alle cime più alte, più pure e più sublimi del pensiero e del sentimento cristiano.